Le indagini bancarie consentono al Fisco di associare a operazioni imponibili i dati emersi dai conti correnti, senza dimostrare i requisiti di gravità, precisione e concordanza (presunzione legale relativa, prevista dall’articolo n.32 del Dpr n.600/1973). La Corte di cassazione, con l’ordinanza n.25843 del 26 settembre 2026 accogliendo la tesi dell’AF, ha statuito che la fattispecie sopra citata, vale per tutti i contribuenti e non solo per i titolari di reddito d’impresa ovvero di lavoro autonomo. Il caso verte su una controversia scaturita da un avviso di accertamento con cui l’Agenzia delle entrate aveva recuperato a tassazione versamenti non giustificati sui conti correnti di una persona fisica, amministratore di due società edili. Il contribuente contestava l’applicabilità delle indagini bancarie nei suoi confronti e la genericità della motivazione. Nel rigetto del ricorso, si conferma che spetta al contribuente fornire una prova analitica per ogni singolo versamento.
