LAVORO E RETRIBUZIONI NEL MERCATO EUROPEO

Settembre 4th, 2026 by Amministratore

Due approfondimenti per analizzare il mercato europeo del lavoro nel 2026. Il primo, “Italia e Spagna: mercato del lavoro boom ma la qualità è diversa”, esamina le diverse dinamiche occupazionali dei due Paesi. Il secondo, “Una bussola per orientarsi tra i sistemi retributivi UE”, confronta i sistemi retributivi di Italia, Grecia, Irlanda e Olanda, considerando non solo la paga mensile, ma anche tutele e istituti contrattuali. Italia e Spagna hanno registrato nel triennio 2023-2026 una crescita record dell’occupazione, ma con dinamiche e caratteristiche molto diverse. In Italia, dove gli occupati sono aumentati di 1,2 milioni, la crescita è stata trainata dai contratti a tempo indeterminato e da settori come manifattura e costruzioni, con un contributo significativo di donne e Mezzogiorno. Nello stesso periodo, la quota dei contratti a termine è scesa dal 16% al 14,7% mentre il tasso di disoccupazione ha raggiunto il minimo storico del 5,1%. Differente il quadro spagnolo: a fronte di 1,5 milioni di lavoratori in più, l’incremento dell’occupazione si concentra soprattutto nei servizi a maggiore stagionalità e si accompagna alla diffusione dei “fijos discontinuos”, contratti formalmente a tempo indeterminato che alternano periodi di attività e inattività. Diverse anche le sfide per il futuro: il mismatch tra domanda e offerta di competenze in Italia; la prevalenza di una domanda di lavoro legata soprattutto alle attività stagionali in Spagna. Una bussola per navigare tra le retribuzioni dei diversi Paesi Europei e avere punti di riferimento che vadano oltre la sola paga mensile, è il risultato dello studio dal titolo “Analisi retributiva: disciplina italiana a confronto con altri Stati comunitari”, dedicata quest’anno a Grecia, Irlanda e Olanda, dopo la panoramica su Francia, Germania, Spagna, Romania e Svezia. Dall’approfondimento emerge che guardare al solo cedolino mensile può portare a sottostimare molti elementi presenti nel sistema italiano, in grado di influenzare sensibilmente il risultato finale: dalle mensilità aggiuntive al TFR, fino alle tutele per malattia e maternità. Considerazioni quanto mai attuali, anche alla luce degli ultimi dati ISTAT relativi a quanti lasciano il Paese per trasferirsi all’estero e a quanti, invece, decidono di rientrare. Gli espatri sono diminuiti dagli oltre 140.000 del 2024 ai 109.000 del 2025, mentre i rientri si sono mantenuti sopra quota 50.000 nel biennio. In questo quadro, dall’analisi emerge la solidità del modello italiano, fondato sulla centralità della contrattazione collettiva e su un sistema di protezioni e tutele generalmente più articolato rispetto agli ordinamenti basati prevalentemente sul salario minimo legale.